|
“Questo giornale è una merda, in perfetta linea con questa città”
- il direttore di un quotidiano locale
|
|||||
|
I miei amici, per la mia partenza
* antico mestiere napoletano, nel gergo giornalistico locale viene usato in tono affettuosamente dispregiativo. ** alias il mio nome (“Ilario”), dopo indicibili ed oscuri giri linguistici di Elsa.
|
|||||
|
ROOM NEEDED!
Dear People, help me avoid becoming homeless, giving myself to heroin and turning tricks. I have to find a new home soon, so if any of you knows of cheap rooms becoming available in the next week in Central London (zone 1-2) please let me know! Thanks everyone, Ilario
|
|||||
|
“Quando sei onesto non fai un grande business, rimani nel piccolo. Se vuoi aumentare i numeri devi rischiare, e devi rischiare il tuo culo. È la legge del mercato: più in alto vuoi andare, più devi passare sui cadaveri. È così, ed è giusto che sia così. Però qui non viene capito, perché c’è un’idea cattolica, c’è un’idea morale… è quello che mi fa incazzare. L’idea moralista della sinistra, che tutti devono avere diritto… no, no, qui è la legge di chi è più forte, di chi è leone. Se tu invece vuoi ventimila euro euro al mese ti devi mettere sul campo e ti devi vendere tua madre”
- Terry De Nicolò, 17 settembre 2011
|
|||||
|
La casta dei “poverini”
(via plettrude) Molti, davanti alla prospettiva di lasciare l’Italia per le proprie aspirazioni, provano dolore. Non capisco però questo dolore da cosa derivi. Dal non poter essere utile ad un Paese che costantemente ti prende a calci in faccia? Dal dover scegliere tra l’essere coinvolti o sbattere la porta con sdegno? Al massimo per gli affetti, per i trent’anni di amicizie coltivate, ma per il resto «l’Italia non è un paese di intellettuali. Nella metro di Tokyo leggono tutti. In Italia no. Non bisogna giudicare l’Italia dal fatto che ha prodotto Raffaello e Michelangelo» (cit. Umberto Eco). Nella mia Università il figlio del rettore (eletto tre volte di seguito, un’anomalia per la quale ha dovuto far cambiare lo statuto - cosa avvenuta all’unanimità - all’unanimità, ripeto) ha pertecipato ad un concorso della stessa uni ed ha vinto. Senza aver mai pubblicato nemmeno UNA pubblicazione. E certo, era l’unico candidato… Questo per dire che le schifezze nelle Università succedono tutti i giorni, tutti sanno ma nessuno può parlare (altrimenti sei fregato), esattamente come accade nel giornalismo quando ti fanno il “piacere” di iscriverti nel registro dei praticanti. Bere o affogare. Tutti sanno, e tutti fanno finta di non sapere. Semmai un/a qualsiasi ricercatore/trice dovesse abbandonare definitivamente l’Italia -cosa che francamente gli/le- auguro di tutto cuore, dovrebbe pensare anche a tutto questo prima di far scattare la molla del dolore. Perché è come l’ex che ti ha lasciato: sì, poteva essere la migliore del mondo, ma ti ha lasciato. E magari ti ha tradito pure. Le schifezze succedono anche in altre parti del mondo, per carità, ma come giustamente argomentava Gianluca c’è una soglia minima al di sotto della quale quelli palesemente idioti non riescono a passare, figli o non figli del potente di turno. E non è poco. Personalmente non riesco più a vivere in un Paese doppio, dove si specula sempre su “ciò che dovrebbe essere giusto” e “ciò che in realtà è”. Almeno negli altri Paesi quando qualcosa va storto hanno l’umiltà di ammettere di aver fatto una castroneria, e prendono provvedimenti. Lì l’impunità è talmente diffusa che, come ti dicevo prima, o sei “parte del problema” (come si diceva ai bei tempi) o te ne scappi con furiosissimo sdegno. E non per un senso di superiorità: per mera sopravvivenza.
|
|||||
|
“Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove”
- Pino Cacucci, “Un po’ per amore, un po’ per rabbia”, 2008 (dedicato alla plett)
|
|||||
|
“sarebbe non solo inutile, ma pure dannoso” (una padellata [seria] di cazzi miei)
La cultura -è un dato di fatto- dovrebbe essere alla base di ogni azione umana. Ed infatti, quando manca, i risultati sono palesi. L’Italia ha coscientemente scelto di distruggerla, per far posto a nepotismo e prevaricazione sociale. Ognuno bada al proprio ‘particulare’, nessuno paga le tasse, eppure tutti si lamentano dello Stato. Ovviamente le eccezioni ci sono, ma non so che farmene di un Pase dove ciò che dovrebbe essere la regola diventa eccezione. Non esiste una sola soluzione, ma tutte non sono facili e prevedono una enorme dose di sacrifici. Rivoluzione? Magari. E con quali basi? La gente mette “mi piace” su Facebook o “clicca qui per firmare l’appello” e poi torna a farsi i cazzi suoi. Alcuni sono effettivamente schiacciati dagli impegni della quotidianità (per me è diventato difficile perfino trovare il tempo per donare il sangue, addirittura), ma in ogni caso è una questione di scelte e di percorsi. Percorsi in parte pilotati, come il bombardamento mediatico di culi e tette, ma pur sempre infarciti di bivi ad ogni dove. Facile lamentarsi che adesso le tasse siano alte ed inique, ma se nessuno si è mai preoccupato di raggiungere l’ottimo paretiano non c’è molto altro da fare, adesso.
|
|||||
|
“L’economia frana, il potere d’acquisto delle famiglie italiane affonda, i risparmi sono impossibili, le banche ridono”
- il deputato Domenico Scilipoti s’è messo a comporre haiku
|
|||||
|
“Il Paese dell’approssimazione, dove non è grave parcheggiare in doppia fila solo che poi una volta ogni tanto ti muore un bambino. Il Paese dell’approssimazione, del “cosa vuoi che sia”, dove se fai notare che le cose non vanno bene (prima che succeda il casino) allora sei pesante e pignolo. Se poi succede il casino e dici “te l’avevo detto”, sei pesante e pignolo. L’unico atteggiamento accettabile è fottersene, salvo poi schierarsi contro il mostro di turno, e lanciarsi con gioia in queste piccole piazzale loreto. Identificare un eroe e glorificarlo, mettendosi implicitamente dalla sua parte, e sentirsi migliori.”
- ma torniamo « rafeli blog – il diario delle piccole cose (via plettrude)
|
|||||
|
A parte la trita polemica su Schettino (se ci sono dei magistrati ci sarà un motivo, lasciamo che siano loro a decidere se una persona è colpevole di un reato o no), trovo che Fleischhauer abbia detto delle cose razziste e pesanti che però hanno un grosso fondo antropologico e sociale. In Inghilterra se salti la fila ti ammazzano, in Italia è normale. In Germania tutti pagano le tasse e ricevono servizi, in Italia se le paghi sei un fesso. Non è questione di razza, ma di consuetudine e cultura. E gli Schettino (come tutti quelli che hanno avallato gli “inchini” senza mai fare un cazzo) ne sono diretta espressione. Mi spiego. L’articolista non ha detto che “tutti gli italiani sono Schettino”. Ha detto che, stante la situazione culturale e sociale italiana, non bisogna stupirsi di quel che è accaduto. E ha ragione. In un paese normale (non dico civile, normale) al primo “inchino” avrebbero sequestrato la nave, tolto la licenza al comandante e comminato una multa pesantissima alla compagnia. In Italia non si è fatto perché c’è un sistema che dire ‘rilassato’ è eufemistico. Le leggi valgono, ma fino ad un certo punto. Mettersi a disquisire di scelte politiche, poi, è pericolosissimo: a quanto io ricordi eravamo alleati (anzi, alleati “di ferro”) con Hitler, e neanche nella Prima Guerra Mondiale siamo riusciti a scegliere la parte “giusta” - salvo poi tradire, entrambe le volte, i nostri alleati. Insomma, proprio noi non possiamo dare lezioni storiche a nessuno. L’articolista di “Repubblica”, poi, cita piani di ricostruzione (dei quali abbiamo beneficiato anche noi) e addirittura quei poveri italiani emigrati… beh, se erano emigrati è perché qui stavamo con le pezze al culo ed in Germania hanno trovato un posto dove vivere dignitosamente, pagando le tasse e ricevendo in cambio servizi pubblici. Insomma, qui non si parla di “razza italica”: come diceva GG, «io non mi sento italiano / ma per fortuna o purtroppo lo sono». Ecco, secondo me la società italiana è talmente corrotta e compromessa -così come ampie zone del napoletano in mano alla camorra- che è impossibile che si cambi. O almeno, non mentre io sarò in vita. Quindi non prendiamocela quando ci dicono le cose come stanno: i toni sono esagerati, ma in fondo ha ragione. E lo sappiamo.
|
|||||
|
Scusate: e qual è la differenza con un camorrista qualsiasi, visto che non mi è data libertà di scelta se aderire o meno alla “protesta”?
|
|||||
|
Blocchi spericolati: così i camionisti fermano i colleghi
Sintassi a parte, fammi capire una cosa: quale sarebbe il «più grande crimine della storia che stà [sic!] accadendo sotto i nostri occhi»? L’attuazione delle liberalizzazioni? Il costo della benzina che aumenta? E perché sta accadendo tutto questo? Quali sono le ragioni politiche, sociali ed economiche che stanno spingendo ad una riforma strutturale del Paese? E in ultima analisi, come direbbe “V per vendetta”: di chi è la colpa? Non so quale sia il tuo background culturale e sociale, ma a me hanno insegnato che la lotta si coniuga sempre con la libertà di scelta. Questo non è “agire”, questa è prevaricazione. Questa è camorra. Non si tratta di avere una comodità in meno, si tratta di avere il diritto di partecipare o meno ad una forma di protesta. E tu mi stai negando questa libertà (garantita dal dettato costituzionale, giusto per). Poi, sulla questione generazionale, tocchi un punto dolente: in Italia manca totalmente la cultura necessaria per una ‘rivoluzione’ che sia soltanto lontanamente paragonabile a quella del Sessantotto. Questa ondata di antipolitica mi fa paura come e quanto la politica pappona, perché sottesa c’è la stessa faciloneria del “rossi e neri siamo tutti uguali” (cit. Ecce Bombo). La lezione di Pasolini è stata inascoltata.
|
|||||
Questi non sono giornalisti. Anche se appartengono al mio stesso Ordine, anche se loro sono iscritti all’elenco dei professionisti mentre io a quello dei pubblicisti: non sono giornalisti. Secondo me non sono nemmeno uomini degni di tal nome, visto che strumentalizzano una tragedia storica per vendere due copie in più. Ma il vero problema è che quelle due copie in più c’è qualcuno che le compra. (che poi tutto nasce da un’interpretazione scorretta ed arbitraria della faccenda) (Source: rispostesenzadomanda)
|
|||||
|
|||||
|
Determinato, sempre indaffarato. Fin da piccolo il mio sogno è stato quello di essere un buon giornalista. Adoro scattare foto, suonare il piano e giocare a rugby: ma più di tutto, affrontare la vita con la curiosità di un bambino per provare a imparare tutto quello che il mondo mi può offrire. Ben consapevole che si tratti di una ricerca infinita
theme by Conkers
|
||