(…)
Penserò a quella volta che S. pianse dopo aver ricevuto una telefonata da C. e io ragazzetta chiesi indispettita (e non so dire perché mi indispettisse) cosa ci fosse da versare lacrime così copiosamente. Tu mi rispondesti: “Sei ancora troppo piccola, ma sai si piange anche per le cose belle”. E io ho capito che l’abbandono dell’infanzia avviene proprio così, piangendo anche per le cose belle. Da piccolo non capita mai, da piccolo le lacrime sono solo dolore e il risvolto della medaglia sono solo sorrisi e risate. Sfido chiunque a dire il contrario. Se e quando non è così c’è da farsi delle domande, delle serie domande. Le lacrime nascondono sempre un dolore, anche quando le chiamano di gioia. Quelle lacrime nascondono il dolore di un attesa, una bella notizia ti fa pensare a quante ne hai passate prima, un bel gesto che spazza via delusioni represse, le lacrime per una guarigione versate pensando al dolore della malattia che non ci sarà più. È per questo che la cosa che proprio non vorrei portarmi dietro sono le lacrime, qualsiasi sia la loro natura. Utopia dici? Ma è proprio così che vorrei che fosse, come il giardino di Alcinoo in cui le fioriture si susseguono senza soluzione di continuità con l’avanzare delle stagioni. E magari cambiare anche idea, non so esattamente su cosa ma cambiare, e chiudere tra 365 giorni citando Filumena Marturano: “Dummì, sto chiagnenno. E quant’è bello chiagnere!”