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thesoundofyellow asked:
(manco a me piaccion le pellecchie. infatti me ne son andata nel 2006. il mio punto era: non mi sembra una cosa della quale vergognarsi o da 'rivendicare con orgoglio' (ahem, cit.). e' stata una scelta personale, basata su valutazioni personali, come analoga scelta di un sacco di persone che ho consociuto durante questi anni. e mi sento pure in diritto di lamentarmi un sacco quando penso agli affetti lontani, o alla difficolta' di rientrare, se lo volessi.) Il fatto è che ogni scelta è una scelta politica, nel senso che molti (giustamente, dal mio punto di vista) scelgono di andarsene perché per queste persone è semplicemente impossibile fare il proprio lavoro in Italia senza piegare la schiena. Le valutazioni personali sono condotte sulla base di ciò che ci circonda: se abbiamo attorno schifo e menefreghismo, la scelta da personale diventa politica. E per questo è più che giusto incazzarsi per gli affetti lontani e le meraviglie lasciate alle spalle (a eclipsed viene un colpo ogni volta che metto una foto della Costiera), perché ti (ci?) hanno tolto la libertà di realizzare il tuo sogno nella terra che ami. E perché? Per dare il posto al figlio di papà, al cugino dell’onorevole Tale, ma anche molto più miseramente ad uno che si è prostituito intellettualmente. E che scelta si può mai fare di fronte a tutto questo? Non è scelta, è sopravvivenza. Ed è personale perché coinvolge un individuo, ma è politica perché è indotta proprio dalla somma di tanti comportamenti individuali che, messi insieme, formano il quadro descritto dalla plett.
2 notes:
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Determinato, sempre indaffarato. Fin da piccolo il mio sogno è stato quello di essere un buon giornalista. Adoro scattare foto, suonare il piano e giocare a rugby: ma più di tutto, affrontare la vita con la curiosità di un bambino per provare a imparare tutto quello che il mondo mi può offrire. Ben consapevole che si tratti di una ricerca infinita
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